Donne nella storia e nella politica

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Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da Lorenza il Lun Mar 10, 2008 3:16 pm

Sezione sulle grandi condottiere, politiche e rivoluzionarie.

Lorenza
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Re: Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da anna il Mar Mar 11, 2008 6:57 pm

Vorrei iniziare da uno dei personaggi politici più importanti del '900. Un personaggio per lunghi tratti controverso, ma pur sempre la dimostrazione che le donne sanno governare... e lo fanno pure bene!

La Lady di ferro: Margaret Thatcher

Margaret Hilda Roberts in Thatcher (baronessa Thatcher) (Grantham, 13 ottobre 1925) politica britannica. È stata un importante personaggio politico del Regno Unito dal 1979 al 1990; è la prima e a tutt'oggi unica donna nel Regno Unito ad aver ricoperto la carica di Primo Ministro.

Thatcher nacque come Margaret Hilda Roberts nel 1925 da una famiglia molto religiosa; suo padre era un commerciante attivo nella politica locale. Si laureò in chimica alla Oxford University; fin dall'università s'interessò di politica diventando presidente di un'associazione studentesca di tendenze conservatrici. In seguito lavorò come ricercatrice in un'azienda (in particolare studiò dei metodi per conservare il gelato).
Nel 1951 si sposò con Denis Thatcher; nel 1953 ebbero due figli gemelli. Nello stesso anno lei ottenne la qualifica di avvocato.

Nel 1950 e nel 1951 si candidò senza successo per il Partito Conservatore. Nel 1959 ottenne un seggio alla Camera dei Comuni. Nel 1961 divenne Segretario parlamentare al Ministero delle Pensioni, carica che mantenne fino al 1964, quando i conservatori persero le elezioni; in seguito ottenne alcune cariche all'interno del partito.
Da parlamentare fu una dei pochi conservatori a votare a favore della depenalizzazione dell'omosessualità maschile e dell'aborto; attaccò il Governo laburista di Harold Wilson per le sue politiche fiscali; dal 1967 divenne parte dello Shadow Cabinet, occupandosi di Trasporti e poi di Istruzione.
Dopo la vittoria dei conservatori nel 1970, che portarono Edward Heath alla carica di Primo ministro, Margaret Thatcher divenne Ministro dell'Istruzione, ma fu costretta a promuovere politiche spesso impopolari a causa dei tagli operati dal governo. Dopo la sconfitta alle elezioni nel 1974 decise di candidarsi per la leadership del partito e nel febbraio 1975 divenne leader del Partito Conservatore, la prima donna a ricoprire tale carica.
Da leader dell'opposizione mantenne molti uomini di Heath nello Shadow Cabinet (essendo un'outsider non aveva dietro molti sostenitori) ma criticò la proposta del predecessore di dare maggiore autonomia alla Scozia e cercò di convertire il partito alle sue visioni di politica monetaria (Supply-side economics). Nel 1976 tenne un famoso discorso in cui attaccava duramente l'URSS; un giornale russo, come risposta, la chiamò Lady di ferro, soprannome che ben presto fu associato alla sua immagine. Nel 1978 una sua intervista le valse molti consensi, quando affermò che "gli inglesi sono davvero spaventati che questa nazione possa essere sommersa da persone con una cultura differente"; in seguito i sondaggi registrarono un balzo in avanti nei consensi del Partito Conservatore.
In quello stesso anno il governo laburista di James Callaghan si trovò in grave difficoltà a causa di scioperi, crescente disoccupazione e collasso dei servizi pubblici; i conservatori sfruttarono a loro vantaggio la situazione ed alle elezioni del 1979 ottennero la maggioranza alla Camera dei Comuni: Margaret Thatcher divenne Primo ministro. Fu rieletta Primo Ministro per le successive due elezioni politiche britanniche.

La sua politica, nota come thatcherismo (ma in realtà strettamente dipendente dal pensiero dell'economista Friedrich von Hayek), sono state, e tuttora rimangono, molto controverse e al tempo stesso affascinanti. I suoi ammiratori dicono che abbia contribuito a ringiovanire l'economia del Regno Unito, mentre i suoi detrattori affermano che la sua politica sia servita soltanto ad aumentare il numero di disoccupati e ad aumentare il divario fra ricchi e poveri. Comunque sia, i governi successivi, sia conservatori che laburisti (questi ultimi guidati da Tony Blair), hanno mantenuto gran parte delle sue riforme.

anna

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Re: Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da Lorenza il Mer Mag 21, 2008 11:18 pm


Simone Veil : una vita europea

Potrà dire di aver vissuto tutto dell’Europa. Dagli anni più bui, alle riunificazioni tanto attese dal vecchio continente. Simone Veil, primo presidente del Parlamento europeo dal 1979 al 1982, ha appena pubblicato la sua autobiografia. Il bilancio di una vita animata dai più svariati contrasti arriva al momento giusto, perchè Madame Veil ha l’aura di un saggio in Francia.

Sopravissuta, durante la Seconda Guerra Mondiale, ad Auschwitz, dove è stata deportata con la madre e Madeleine – affettuosamente soprannominata Milou – una delle sue sorelle, Simone Veil avrebbe potuto rinunciare a questo continente che aveva tanto maltrattato lei e la sua famiglia. Nel 1945 « io e le mie sorelle eravamo vive, ma come molte altre, la famiglia Jacob [NDLR : il nome da nubile di Simone Veil] aveva pagato un pesante tributo alla follia nazista. Ben presto, abbiamo capito che non avremmo più rivisto nè Papà, nè Jean [il fratello]. Milou, ridotta uno scheletro, piena di foruncoli, era terribilmente debilitata dal tifo »


« L’atteggiamento reazionario di alcuni giudici »
Contro ogni speranza, le vita ricomincia e Simone si iscrive all’Istituto di Studi Politici e poi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Panthéon-Assas a Parigi. Le sue prime missioni come magistrato si occuperanno del miglioramento della vita carceraria in Francia. Ed è nel 1974 che Simone Veil entra a pieno titolo nella vita politica francese. Jacques Chirac, allora Primo Ministro di Valérie Giscard d’Estaing, le affida il Ministero della Sanità. Il progetto più importante a cui deve mettere mano : la legalizzazione dell’IVG (Interruzione volontaria di gravidanza). « Da anni ero sensibile al problema dell’aborto; non solo come donna, ma anche come magistrato. Come la maggior parte delle mie colleghe, ero sconvolta dai drammi di cui venivo a conoscenza. E poi mi scioccava l’atteggiamento particolarmente reazionario di alcuni giudici […] che si accanivano a perseguire i medici che avevano praticato aborti, per interdirli a vita dall’esercizio della professione » L’anno seguente, dopo vari tumulti e un memorabile discorso di fronte all’Assemblea Nazionale, viene adottato il testo sulla legalizzazione dell’IGV. Ma questa donna d’origine nizzarda ha altre ambizioni. Non per sé e la sua carriera, ma per la Francia e la sua famiglia del cuore : l’Europa. « …dal momento in cui ha iniziato a delinearsi la prospettiva della prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo […] ho colto al volo l’occasione. Oltre ad avvertire un certo bisogno di cambiamento, sentivo di non poter più andare avanti.»


Bisogno di unità europea
Per tre anni, questa europea di lunga data si è impegnata a riformare il funzionamento dell’UE: budget, voto, diplomazia, Simone Veil ha saputo prevedere le prove che avrebbe dovuto affrontare l’Unione Europea. « …sul piano diplomatico, l’Europa ha più che mai bisogno di unità a fronte delle tensioni internazionali e la crisi irachena ha tragicamente dimostrato quanto le sia sempre risultato difficile parlare con una sola voce e di conseguenza farsi capire.» Il vecchio continente, è vero, ha visto di peggio. Due guerre falcidianti, un muro che l’ha divisa : il futuro non è così nero come alcuni ripetono. Perchè « è qui [in Europa], dove è stato perpetrato il male assoluto, che deve rinascere la volontà di un mondo fraterno, un mondo fondato sul rispetto dell’uomo e della sua dignità. »

Une vie. Simone Veil (Autobiografia pubblicata da Edizioni Stock)

-Johara BOUKABOUS


Ultima modifica di Lorenza il Mer Mag 21, 2008 11:26 pm, modificato 3 volte

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Re: Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da Lorenza il Mer Mag 21, 2008 11:22 pm

(Biografia completa da wiki Francia)

Simone Veil, née Simone Jacob le 13 juillet 1927 à Nice (Alpes-Maritimes), est une femme politique française (UDF).
Rescapée de l'Holocauste ou Shoah à Auschwitz, Simone Veil est avant tout connue pour la loi dite Loi Veil autorisant en France l'avortement qu'elle fit adopter par le Parlement français comme ministre de la santé en 1975. Elle est aussi la première femme à présider le Parlement européen de 1979 à 1982.
Biographie

Enfance
En 1922, André Jacob épouse Yvonne Steinmetz à Paris. Il quitte la capitale, pour Nice, deux ans plus tard. Simone Jacob est la cadette d'une famille de six enfants, dont seulement quatre survivront : Madeleine, Jean, Denise et Simone. Le père est un architecte modeste, et la mère s'occupe de ses enfants, puis d'enfants dont les parents connaissent une grande difficulté financière à la suite de la crise économique des années 1930.

En 1940, un an après la déclaration de guerre du 1er septembre 1939, les enfants Jacob sont envoyés près de Carcassonne, où ils séjournent en compagnie d’un oncle et d’une tante. De retour à Nice, la famille subit la ségrégation progressive des lois anti-juives. Le danger devient manifeste à partir de septembre 1943, date de la prise de contrôle de cette zone par l’occupant allemand en remplacement des Italiens. En mars 1944, elle est arrêtée avec sa famille, et emmenée à l'Hôtel Excelsior, quartier général allemand, servant à cette occasion de lieu de regroupement local des Juifs avant leur départ pour Drancy.

La déportation
Lors d'un contrôle effectué dans la rue par deux SS, Simone Jacob, qui se fait appeler Jacquier, est arrêtée le 30 mars 1944 à Nice (elle réside chez son professeur de Lettres classiques, Madame De Villeroy) Dans les heures qui suivent, le reste de sa famille, hébergée malgré les risques encourus, par plusieurs couples de relations et d'amis niçois, est arrêté par la Gestapo (l'ami qui l'accompagnait, manquant de prudence, a vraisemblement été suivi alors qu'il cherchait, à la demande de Simone, à prévenir sa famille). Par ailleurs, sa sœur Denise, entrée à dix neuf ans dans un réseau de Résistance à Lyon, est arrêtée en 1944, et déportée à Ravensbrück d'où elle reviendra. Simone transite par le camp de Drancy. Son père et son frère Jean sont déportés en Lituanie pour y travailler. Elle ne les reverra pas et ne connaîtra pas leur sort. Le 13 avril 1944, soit deux semaines après leur arrestation, Simone, sa mère et sa soeur Madeleine (dite Milou) sont envoyés de Drancy (convoi N° 71) vers le camp de concentration d'Auschwitz-Birkenau où elles arrivent le 15 avril au soir (elle porte le matricule 78651). Le travail consiste alors à ramasser des pierres et à faire du terrassement. En juillet 1944, avec sa mère et sa sœur, elle est transférée à Bobrek, à cinq kilomètres de Birkenau, puis, suite à l'avance des troupes soviétiques, à Bergen-Belsen où elle travaille à la cuisine. Sa mère meurt du typhus le 15 mars 1945. Sa sœur Madeleine, atteinte également, est sauvée de justesse grâce à l'arrivée des Alliés. Alors que le camp d'Auschwitz est libéré le 27 janvier 1945, elle recouvrera la liberté, dans son dernier lieu de détention, le 15 avril 1945. Elle sera de retour en France le 23 mai 1945. Simone, Madeleine et son autre sœur Denise (engagée dans la Résistance) seront les trois survivantes de leur famille.

La magistrature
Ayant obtenu son baccalauréat en 1944, la veille de son arrestation, elle s'inscrit en 1945 à la faculté de droit et à Institut d'études politiques de l'Université de Paris où elle rencontre Antoine Veil, futur inspecteur des finances, qu'elle épouse le 26 octobre 1946. Ils ont trois fils, dont un brutalement disparu, Jean Veil avocat d'affaires, né en 1947, Nicolas né en 1948 et Pierre-François en 1954.

Munie de sa licence et de son diplôme de l'IEP, elle renonce à la carrière d'avocat qu'elle avait envisagée pour entrer dans la magistrature où elle mène sa carrière jusqu'en mai 1974.

Au gouvernement
Elle devient alors, après l'élection de Valéry Giscard d'Estaing à la présidence de la République, ministre de la Santé dans le gouvernement dirigé par Jacques Chirac, poste qu'elle conserve sous les gouvernements successifs de Raymond Barre jusqu'en juillet 1979.

À ce titre, elle est maître d'œuvre de l'adoption par le Parlement du projet de loi sur l'interruption volontaire de grossesse (IVG), qui dépénalise l'avortement, texte qui entre en vigueur le 17 janvier 1975. Elle devient, et le reste longtemps, la personnalité politique la plus populaire de France.

En juin-juillet 1979, elle quitte le gouvernement pour conduire, à la demande de Valéry Giscard d'Estaing, la liste Union pour la démocratie française (UDF) lors des premières élections européennes au suffrage universel. Grâce à la victoire du parti centriste, elle devient la première présidente du Parlement européen (le 19 juillet 1979), fonction occupée jusqu'au début de l'année 1982 (accord tacite entre les groupes de présidence « tournante » à mi-mandat).

En 1984, avec Jacques Chirac, elle impose à l'opposition une liste unique aux élections européennes. Sa liste obtient, le 17 juin 1984, plus de 43 % des voix.

En mars 1993, elle est nommée ministre d'État, ministre des Affaires Sociales, de la Santé et de la Ville dans le gouvernement dirigé par Édouard Balladur, fonction qu'elle conserve jusqu'en mai 1995.

Mise en place du PAC pour les médecins étrangers travaillant en France (PADHUE).

Elle est ensuite membre du Haut Conseil à l'intégration.

Membre du Conseil constitutionnel

Elle est membre du Conseil constitutionnel (France) de Mars 1998 à mars 2007.

En 2005, elle appelle à voter « oui » au référendum sur la constitution européenne du 29 mai, provoquant une polémique sur la compatibilité de son engagement et sa présence au Conseil constitutionnel.

Citations

* « On comprend que, pour un certain nombre de gens, il existe un cas de conscience face à cette pratique. C’est une question éthique et pas seulement un geste médical. La seule chose que j’avais négociée avec l’Église était de ne pas contraindre les médecins. C’est un point à maintenir, car on ne peut obliger personne à aller contre ses convictions. Il est de plus en plus évident scientifiquement que, dès la conception, il s’agit d’un être vivant. » [1]

* « Le danger n'est plus qu'on ne parle pas de la Shoah, mais qu'on en parle à mauvais escient. »
o Simone Veil, 17 juillet 2005, lors de la commémoration de la rafle du Vel d'Hiv en 1942, à Paris.

* « Il n'y a rien de plus ennuyeux qu'une réunion électorale. Un jour, je me suis endormie pendant mon propre discours. »
Simone Veil, revue Le Nouvel Observateur - 14 Mars 1986.

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Re: Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da Dimo80 il Gio Mag 22, 2008 12:45 am

Davvero interessante, che donna! Bella bio lorenza, complimenti.

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Re: Donne nella storia e nella politica

Messaggio Da anna il Gio Mag 22, 2008 8:29 am

Merci beaucoup mon chérie.

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